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Tomaso MontanariNella seduta dello scorso 26 luglio il Consiglio Universitario Nazionale ha scelto i rappresentanti del mondo accademico per i comitati di settore del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, selezionando tra i molti nomi presentati dalle diverse consulte. Come potete verificare dal documento in allegato, tra i prescelti figura un solo storico dell'arte, il collega Tomaso Montanari, designato per il comitato Belle Arti. A lui vanno naturalmente le nostre più calorose congratulazioni e il pieno ed energico sostegno nel delicato compito che dovrà svolgere. Al netto di una concorrenza molto forte, e di una prevedibile alternanza fra settori disciplinari, che hanno escluso gli storici dell'arte dalla rappresentanza nei comitati per i musei e l'economia della cultura e l'arte e l'architettura contemporanee, vanno comunque rammentate qualità e numerosità delle nostre candidature, tutte molto autorevoli e non limitate a un solo comitato. Un segno di vitalità che deve essere evidenziato e apprezzato, e che auspichiamo possa ben fruttare in prospettiva futura. Non possiamo dunque che rinnovare una sincera riconoscenza a tutti coloro che in questo frangente hanno dichiarato la disponibilità a mettersi in gioco per una importante causa comune.

CUNSTA

 

 

All’ On.le Alberto Bonisoli

Ministro per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo

 

All’Arch. Francesco Scoppola

Direttore Generale Educazione e Ricerca

Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo

 

   La Consulta Universitaria Nazionale per la Storia dell’Arte è particolarmente sensibile all’imminente nomina del nuovo direttore dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro, resa necessaria, com’è noto, dal pensionamento dell’architetto Gisella Capponi. Tale sensibilità è naturalmente legata all’importanza dell’Istituto, luogo forte e fondamentale della ricerca e della formazione: vera eccellenza nazionale che costituisce un punto di riferimento internazionale nel campo della conservazione dei beni storici, artistici e archeologici, nello spirito del grande progetto del suo fondatore e primo direttore, lo storico dell’arte Cesare Brandi.

   Il prestigio e la delicatezza dell’incarico richiedono un profilo di livello molto alto, che siamo sicuri non mancare tra gli attuali dirigenti di codesto Ministero. La Consulta chiede tuttavia che in sede di valutazione venga riservata una particolare attenzione all’opportunità che alla guida dell’Istituto torni uno storico dell’arte. Una figura professionale, cioè, che in ragione della propria formazione e della propria esperienza sul campo sappia incarnare al meglio storia e missione di un Istituto che ha affinato i suoi strumenti metodologici e tecnologici soprattutto in relazione alla tutela e al restauro dei manufatti storico-artistici. Al tempo stesso ritiene che la storia dell’arte debba riprendere ad occupare un ruolo centrale anche nella pianificazione ministeriale, soprattutto in ragione di una politica di conservazione del patrimonio che, come hanno dimostrato i recenti terremoti nell’Italia Centrale, ha bisogno più che mai di un crescente e corposo apporto degli storici dell’arte. Senza contare, naturalmente, che questa disciplina è il perno di conoscenze e competenze di restauratori professionalmente aggiornati e avanzati, come quelli che l’Istituto ha il delicato compito di formare.

   Crediamo pertanto che proprio gli storici dell’arte, meglio di altre figure professionali, possano interpretare adeguatamente questa tradizione e insieme raccogliere le sfide che attendono l’Istituto negli anni a venire. E dunque che la nomina di uno storico dell’arte alla sua Direzione possa rappresentare un segnale forte, al tempo stesso, di continuità e di rinnovamento: perché anche da questa nomina dipendono le sorti del restauro in Italia, e non solo a breve termine. Per questo ci sentiamo di suggerire calorosamente alla Vostra sensibilità una riflessione ulteriore in vista di una scelta ponderata, che assicuri il rispetto e il potenziamento di una vocazione e di una reputazione internazionale costruite e alimentate proprio dalla storia dell’arte.

   Con i migliori saluti 

Fulvio Cervini

Presidente della Consulta Universitaria Nazionale per la Storia dell’Arte

 

 

 

 

Queering Two Centuries of Italian Art (1800-2000). Chiamata per contributi per “Whatever. A Transdisciplinary Journal of Queer Theories and Studies”, a cura di Sergio Cortesini e Massimo Fusillo

 

We invite contribution for the second issue of Whatever: A Transdisciplinary Journal of Queer Theories and Studies. The journal has a general section, which will host papers dealing with any and all aspects of queer theories and studies, and three themed sections, each curated by an independent editorial team. A list of the themed sections for this second issue can be found below.

General section

The general section will welcome papers dealing with any and all aspects of queer theories and studies, and of any of their possible intersections with other disciplines and theories: if you believe that the theoretical productivity, intellectual relevance, and political thrust of queer can be extended and expanded, if you are working at the crossroads between queer and other methods and issues, we want to hear from you!

Themed Section: Queering the history of modern and contemporary Italian art (1800-2000)

Guest editors: Sergio Cortesini, Massimo Fusillo.

The history of modern and contemporary Italian art (1800-2000) is rarely addressed from a queer perspective. The field of art history in Italian universities is still largely dominated by nuanced combinations of historicism and formalism, philological and unproblematic archival research and documental archaeology, and has seldom encouraged deconstructionist approaches, including gender and queer theory. As a result, only very recently—and mostly from abroad—scholars venture into new research works that combine serious historical investigation and a focus on historical practices of deconstruction of gender, sexuality, or other social categorizations. Unlike in the United States, where a long-established queer approach to the field has revealed scores of artists who have questioned assumptions of sex and desire, either in coded manners or as activists, one may have the impression that the history of Italian art unveils just a vacuum. Were Italian artists uninterested in challenging social norms, especially as the issue of sexuality arises? Were they just too engaged in stylistic diatribes, or devoted to an idealistic conception of art-making? Or, we would argue, has a queer history of Italian art still to come to surface? This Focus aims at shaking this oblivion, and casting a light to a still untold story. We invite papers that attempt at queering two centuries of Italian art, 1800-2000.

Among the concerns contributions might address are the following:

  • Portraits or self-portraits that questioned the social categorizations of gender, sex, ethnicity, social status;
  • Queer themes in video-art and in performace;
  • Queer activism in art circles;
  • The artistic contribution to the burgeoning LGBT movement in the 1970s and 1980s;
  • Queer themes and iconography in the Ottocento
  • Queer subtexts in Novecento and during Fascism
  • Homosexuality vs homosociality in artistic representations
  • Futurism and queer subversion

Dettagli completi sull’annuncio di contributi per il secondo numero di “Whatever” sono reperibili qui https://whatever.cirque.unipi.it/index.php/journal/announcement/view/1

 

Un’abbazia tra due mondi

San Nicolò a San Gemini e le alienazioni monumentali nella prima metà del Novecento

 

Convegno internazionale di studi

San Gemini, Abbazia di San Nicolò, 8-9 giugno 2018

 

In occasione dei 50 anni dal restauro dell’abbazia (1967-2017), il convegno intende proporre una riflessione sul fenomeno dell’alienazione legale di complessi monumentali e opere d’arte immobili nella prima metà del Novecento. Il portale dell’abbazia, emigrato tra le due guerre in America e oggi varco d’accesso alla collezione medievale del Metropolitan Museum of Art di New York, sarà il punto di partenza per decifrare le vicende della diaspora dell’arte italiana fino alla seconda Guerra Mondiale.

Argomento specifico di studio saranno complessi monumentali e opere di grandi dimensioni, piuttosto che oggetti mobili, la cui esportazione, autorizzata dagli organi di tutela, sia avvenuta in tempo di pace e non in uno stato di guerra.

Si tratta dunque di esaminare, in un dialogo internazionale tra studiosi, rappresentanti delle istituzioni preposte alla tutela ed esperti di ambito museale, un fenomeno in grado di offrire nuove prospettive sulla politica culturale italiana nella prima metà del Novecento, anche in rapporto alla percezione contemporanea dei beni culturali e alla loro mobilità. Muovendo dal caso di San Gemini, il convegno vuole infatti promuovere un dialogo interdisciplinare attorno al significato del contesto dell’opera d’arte e alla percezione sociale, giuridica e intellettuale della sua rimozione. Saranno perciò affrontati temi come la fortuna/sfortuna del luogo come ambiente conservativo e fattore interpretativo dell’opera; l’inserimento di opere monumentali nei musei e il relativo impatto sul fenomeno del collezionismo; il sostrato culturale delle alienazioni, così come emerge nell’atteggiamento di intellettuali e accademici, e le conseguenze sulla storiografia.

Particolare attenzione, infine, sarà data all’analisi materiale e critica del portale di San Nicolò, anche nel quadro del rapporto tra originale e replica. L’intento è quello di ricucire la trama che lega l’opera al suo contesto, mettendo in dialogo i due mondi che oggi dividono il monumento.

Il convegno è promosso da Massimo e Leda Violati e organizzato dall’Associazione Valorizzazione del Patrimonio Storico San Gemini Onlus, sotto l’egida della Bibliotheca Hertziana – Istituto Max-Planck per la storia dell’arte di Roma e con la collaborazione del Dipartimento di Arte Medievale del Metropolitan Museum of Art di New York.

Ideazione e organizzazione: Bruno Toscano e Francesco Gangemi

Comitato scientifico:  Francesco Gangemi, Kunsthistorisches Institut in Florenz – Max-Planck-Institut

Duccio K. Marignoli, Fondazione Marignoli di Montecorona, Spoleto

Tanja Michalsky, Bibliotheca Hertziana – Istituto Max-Planck per la storia dell’arte

Anita Moskowitz, Stony Brooks University, New York

Enrica Neri Lusanna, Università degli Studi di Firenze

Bruno Toscano, Università Roma Tre

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