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La Consulta Universitaria Nazionale per la Storia dell'Arte e la Società Italiana di Storia della Critica d'Arte manifestano la loro piena solidarietà al direttore del Museo Egizio di Torino Christian Greco, vittima di una grottesca polemica da parte delle forze di destra. Alla becera e ignorante strumentalizzazione della sua iniziativa in favore dei visitatori provenienti dall’Egitto e dal Medio Oriente, Greco ha opposto le parole ferme e pacate che si addicono al suo ruolo. A tale riguardo non si può che esprimere apprezzamento caloroso per la politica culturale inclusiva di un museo che si propone come luogo aperto di mediazione e di integrazione. L’episodio resta grave e sintomatico della degenerazione della campagna elettorale in corso. Ma l’attacco diretto a chi guida uno dei più importanti musei italiani dev’essere inquadrato anche nell’attuale demonizzazione populista delle competenze e dei saperi, purtroppo molto diffusa nel discorso pubblico sulla cultura e la ricerca. A tutto questo dobbiamo rispondere con la stessa professionalità e civiltà di Christian Greco.

Fulvio Cervini, presidente CUNSTA

Massimiliano Rossi, presidente SISCA

 

Alla cortese attenzione di

On.le Dario Franceschini, Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo;

Prof. Giampaolo d’Andrea, Capo di Gabinetto;

Avv. Paolo Carpentieri, Capo Ufficio Legislativo;

Prof. Lorenzo Casini, Consigliere giuridico del Ministro

Dott.ssa Caterina Bon Valsassina, Direttore Generale Antichità Belle Arti e Paesaggio;

Prof. Giuliano Volpe, Presidente del Consiglio Superiore per i BBCCPP del Mibact

 

La legge 124/2017, nel sancire la libera riproducibilità dei beni archivistici e librari per fini diversi dal lucro, rappresenta una importante conquista civile e una novità di rilievo per il mondo della ricerca.

La modifica all’art. 108 del codice dei beni culturali che ne è derivata è stata tradotta in circolare dalla Direzione Generale Archivi (circolare 33 e 39/2017) e dalla Direzione Generale Biblioteche (14/2017). Entrambe le circolari mutuano due importanti previsioni dalla mozione del Consiglio Superiore Mibact del 16 maggio 2016 in materia di libere riproduzioni con mezzo proprio, in particolare la cessione gratuita delle digitalizzazioni già eseguite dall’istituto e la semplificazione della procedura di pubblicazione delle riproduzioni eseguite dall’utente.

In quest’ultimo caso, per le immagini pubblicate in riviste scientifiche e in monografie al di sotto dei 77,47 euro e delle 2000 copie di tiratura – già esentate dalla corresponsione di diritti di pubblicazione ai sensi del DM 8 aprile 1994, perché si ritiene in questi casi prevalente la finalità culturale su quella commerciale – la formale richiesta di autorizzazione è ora sostituita con l’invio all’istituto detentore del bene di una semplice comunicazione per via telematica del proposito di pubblicare. Si tratta di una importante semplificazione a vantaggio sia dell’utente che dell’amministrazione, che andrebbe estesa anche agli altri beni culturali. Se davvero vogliamo adottare una ottica “olistica”, alla base della riforma del Ministero, non si vede perché uno storico dell'arte o un archeologo non possa usufruire dello stesso vantaggio già previsto nel caso delle immagini di beni librari e archivistici, per pubblicare, ad esempio, la fotografia di una tela o di una scultura esposta in un museo oppure una riproduzione, eseguita con mezzo proprio, del materiale conservato nei gabinetti di disegni e stampe e nei depositi delle soprintendenze.

Allo scopo di promuovere la ricerca, già così costosa per noi studiosi e che non può prescindere dall’editoria per rendere noti i suoi risultati, chiediamo di estendere le facilitazioni per la pubblicazione degli scatti in sede editoriale (entro i limiti del DM 8 aprile 1994), già previste per i beni archivistici e librari, a tutte le altre tipologie di beni culturali.

 

Napoli, 15 gennaio 2018

Viviana Farina

Storico dell'Arte - PhD

Professore di II fascia, Accademia di Belle Arti di Napoli 

 

SI PUO' FIRMARE SU CHANGE.ORG: firmare

 
Questa petizione sarà consegnata a:
  • Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo
    Dario Franceschini
  • Caterina Bon Valvassina
  • Giuliano Volpe
  • Giampaolo d’Andrea
  • Paolo Carpentieri
  • Lorenzo Casini

 

La sostenibilità  e la valutazione  delle riviste scientifiche italiane in ambito SSH

 

In ordine al convegno su “La sostenibilità e la valutazione delle riviste scientifiche italiane in ambito SSH”, tenutosi a Macerata il 23 novembre 2017, si segnala l’opportunità di un’urgente revisione degli attuali criteri di valutazione della ricerca e delle riviste, affinché i meccanismi interni al sistema della ricerca nazionale e il processo di internazionalizzazione possano meglio valorizzare la qualità effettiva dei prodotti.

Pertanto si rimettono all’attenzione dell’ANVUR e dei GEV di competenza i seguenti indirizzi  e proposte operative  su valutazione  delle riviste, multidisciplinarità e internazionalizzazione,

 

CHIEDENDO:

-   la revisione dei metodi di valutazione  delle riviste (ovvero chi valuta cosa, e come lo fa) in favore dell’autoregolazione della comunità scientifica. È un evidente paradosso affidarsi solo alle indicizzazioni e più in generale alle scelte, instabili e comunque meramente commerciali, di due o tre soggetti multinazionali, privati, peraltro editori essi stessi, dunque in evidente conflitto di interessi. Si deprimono così, aprioristicamente, la ricerca, l’editoria scientifica e le università italiane, anziché sostenerne lo sviluppo e valorizzarle nel contesto globale;

-   la revisione dei criteri unicamente bibliometrici di valutazione delle riviste, così come attualmente definiti, che portano alla redazione di liste e ranking sempre diversi e continuamente mutevoli. Tali ranking, elaborati dalle società scientifiche o dall’ANVUR, ora ai fini della VQR ora dell’ASN, non tengono conto, o addirittura accentuano, i conflitti di interesse insiti nei processi di valutazione;

-   la considerazione dello sviluppo crescente di ulteriori metodologie utilizzabili per la misurazione e valutazione  delle riviste che siano, come da chiare  indicazioni almeno europee, preferibilmente in Open Access (es. i registri di riviste e di prodotti scientifici creati e mantenuti dalla stessa comunità scientifica, come DOAJ, l’analisi delle cosiddette Altmetrics, ecc.);

-   la  revisione  del  regolamento   ANVUR  per   la  classificazione   delle  riviste   nelle  aree  non bibliometriche. In particolare si chiede di superare il criterio di accesso alla fascia A sulla base della qualità dei prodotti scientifici raggiunta nella VQR dai contributi pubblicati, così come disciplinato dall’art. 5, lett. a) dell’allegato D del D.M. 7 giugno 2016 n. 120, criterio che penalizza ulteriormente le riviste italiane;

-   il  superamento  della  contraddizione  derivante  dall’applicazione  di  vincoli  bibliometrici  nella

valutazione delle riviste e della ricerca attinente a settori non bibliometrici (si veda Regolamento per la classificazione delle riviste nelle aree non bibliometriche, art. 6, c. 4 e art. 16, c. 1, lett. a);

-   la  valorizzazione  della  multidisciplinarità  attraverso  l’individuazione di  criteri   e  processi  di valutazione  davvero transdisciplinari, e non più unicamente disciplinari, che garantiscano un equo ed equilibrato trattamento dei vari settori e aree di cui le riviste multidisciplinari sono rappresentative, valorizzando così l’apporto che una disciplina può dare alle altre su specifici temi;

-   la rinuncia ad ulteriori etichette  e steccati nei criteri di valutazione delle riviste e della ricerca che rischiano di svalutare l’editoria nazionale e internazionale, puntando piuttosto a verificare e valutare la trasparenza, la correttezza e la documentazione dei processi editoriali come garanzia di qualità delle riviste;

-   il  superamento  degli  ostacoli  che  rischiano  di  incontrare  nel  contesto  attuale  l’innovazione paradigmatica e metodologica  e gli approcci  di confine tra  discipline  rispetto all’ortodossia e all’autoreferenzialità disciplinare, grazie a processi di peer review, documentati, che facciano ricorso sia ad accademici di gruppi disciplinari diversi che a professionals;

-   il riequilibrio della dimensione internazionalizzazione con quella del contributo al progresso delle conoscenze (che non sempre coincide con l’internazionalizzazione);

-   il ridimensionamento del peso della lingua inglese – essendo la lingua non solo uno strumento, ma anche veicolo di una Weltanschauung – nella valutazione dei prodotti della ricerca, individuando strategie che permettano di valorizzare la ricerca elaborata in ambito europeo, anche quando dedicata a peculiari problemi nazionali e locali, e quindi veicolata con la lingua dei singoli Paesi.

 

IL CAPITALE CULTURALE. Studies on the Value of Cultural Heritage

http://riviste.unimc.it/index.php/cap-cult

Università di Macerata, Dipartimento di Scienze della formazione, dei beni culturali e del turismo, Sezione di Beni culturali p.le Bertelli, 1, 62100 Macerata, Italia

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