La sostenibilità  e la valutazione  delle riviste scientifiche italiane in ambito SSH

 

In ordine al convegno su “La sostenibilità e la valutazione delle riviste scientifiche italiane in ambito SSH”, tenutosi a Macerata il 23 novembre 2017, si segnala l’opportunità di un’urgente revisione degli attuali criteri di valutazione della ricerca e delle riviste, affinché i meccanismi interni al sistema della ricerca nazionale e il processo di internazionalizzazione possano meglio valorizzare la qualità effettiva dei prodotti.

Pertanto si rimettono all’attenzione dell’ANVUR e dei GEV di competenza i seguenti indirizzi  e proposte operative  su valutazione  delle riviste, multidisciplinarità e internazionalizzazione,

 

CHIEDENDO:

-   la revisione dei metodi di valutazione  delle riviste (ovvero chi valuta cosa, e come lo fa) in favore dell’autoregolazione della comunità scientifica. È un evidente paradosso affidarsi solo alle indicizzazioni e più in generale alle scelte, instabili e comunque meramente commerciali, di due o tre soggetti multinazionali, privati, peraltro editori essi stessi, dunque in evidente conflitto di interessi. Si deprimono così, aprioristicamente, la ricerca, l’editoria scientifica e le università italiane, anziché sostenerne lo sviluppo e valorizzarle nel contesto globale;

-   la revisione dei criteri unicamente bibliometrici di valutazione delle riviste, così come attualmente definiti, che portano alla redazione di liste e ranking sempre diversi e continuamente mutevoli. Tali ranking, elaborati dalle società scientifiche o dall’ANVUR, ora ai fini della VQR ora dell’ASN, non tengono conto, o addirittura accentuano, i conflitti di interesse insiti nei processi di valutazione;

-   la considerazione dello sviluppo crescente di ulteriori metodologie utilizzabili per la misurazione e valutazione  delle riviste che siano, come da chiare  indicazioni almeno europee, preferibilmente in Open Access (es. i registri di riviste e di prodotti scientifici creati e mantenuti dalla stessa comunità scientifica, come DOAJ, l’analisi delle cosiddette Altmetrics, ecc.);

-   la  revisione  del  regolamento   ANVUR  per   la  classificazione   delle  riviste   nelle  aree  non bibliometriche. In particolare si chiede di superare il criterio di accesso alla fascia A sulla base della qualità dei prodotti scientifici raggiunta nella VQR dai contributi pubblicati, così come disciplinato dall’art. 5, lett. a) dell’allegato D del D.M. 7 giugno 2016 n. 120, criterio che penalizza ulteriormente le riviste italiane;

-   il  superamento  della  contraddizione  derivante  dall’applicazione  di  vincoli  bibliometrici  nella

valutazione delle riviste e della ricerca attinente a settori non bibliometrici (si veda Regolamento per la classificazione delle riviste nelle aree non bibliometriche, art. 6, c. 4 e art. 16, c. 1, lett. a);

-   la  valorizzazione  della  multidisciplinarità  attraverso  l’individuazione di  criteri   e  processi  di valutazione  davvero transdisciplinari, e non più unicamente disciplinari, che garantiscano un equo ed equilibrato trattamento dei vari settori e aree di cui le riviste multidisciplinari sono rappresentative, valorizzando così l’apporto che una disciplina può dare alle altre su specifici temi;

-   la rinuncia ad ulteriori etichette  e steccati nei criteri di valutazione delle riviste e della ricerca che rischiano di svalutare l’editoria nazionale e internazionale, puntando piuttosto a verificare e valutare la trasparenza, la correttezza e la documentazione dei processi editoriali come garanzia di qualità delle riviste;

-   il  superamento  degli  ostacoli  che  rischiano  di  incontrare  nel  contesto  attuale  l’innovazione paradigmatica e metodologica  e gli approcci  di confine tra  discipline  rispetto all’ortodossia e all’autoreferenzialità disciplinare, grazie a processi di peer review, documentati, che facciano ricorso sia ad accademici di gruppi disciplinari diversi che a professionals;

-   il riequilibrio della dimensione internazionalizzazione con quella del contributo al progresso delle conoscenze (che non sempre coincide con l’internazionalizzazione);

-   il ridimensionamento del peso della lingua inglese – essendo la lingua non solo uno strumento, ma anche veicolo di una Weltanschauung – nella valutazione dei prodotti della ricerca, individuando strategie che permettano di valorizzare la ricerca elaborata in ambito europeo, anche quando dedicata a peculiari problemi nazionali e locali, e quindi veicolata con la lingua dei singoli Paesi.

 

IL CAPITALE CULTURALE. Studies on the Value of Cultural Heritage

http://riviste.unimc.it/index.php/cap-cult

Università di Macerata, Dipartimento di Scienze della formazione, dei beni culturali e del turismo, Sezione di Beni culturali p.le Bertelli, 1, 62100 Macerata, Italia

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