L’immaginario sociale: il ruolo delle immagini, delle opere d’arte e dell’architettura
XXII Scuola di Primavera di Storia dell’Arte, Weimar, Germania, 17-21 giugno 2024.
A cura di Johannes Grave e Britta Hochkirchen (Università Friedrich Schiller di Jena).
La XXII Scuola di Primavera (École de Printemps, d’ora in poi EdP) si svolgerà dal 17 al 21 giugno 2024 a Weimar, in Germania, e sarà organizzata dall’Università Friedrich Schiller di Jena. La EdP, un’iniziativa di ricerca e alta formazione in Storia dell’arte, è promossa dal RIFHA (Réseau international de formation à la recherche en histoire de l’art), una rete accademica internazionale in cui collaborano università e istituzioni di otto paesi (Canada, Francia, Germa-nia, Giappone, Italia, Spagna, Stati Uniti e Svizzera). Nel corso di una settimana, dottorande/i, post-doc e docenti rifletteranno sul ruolo che le immagini, le opere d’arte e l’architettura svol-gono nel processo costitutivo dell’immaginario sociale.
Il tema
La disciplina della storia dell’arte vanta una lunga tradizione di ricerca nell’ambito delle relazioni tra opere d’arte/immagini/architettura e questioni politico-sociali. Tuttavia, accanto ad approcci consolidati (come la storia sociale dell’arte, l’iconografia politica, la Critical o la New Art History e settori importanti dei Visual Studies), sono stati scarsi i tentativi di far dialogare la storia dell’arte con le teorie dell’immaginario sociale. Ciò merita una riflessione non solo in quanto la storia dell’arte potrebbe beneficiare di tali approcci critici, ma anche perché l’indagine storica e la riflessione teorica sugli artefatti visivi, che sono al centro della storia dell’arte e dei Visual Studies, potrebbero contribuire a una migliore comprensione dell’immaginario sociale. L’EdP 2024 intende stimolare un dibattito su tali temi.
L’immaginario sociale è stato oggetto di diversi approcci critici. Fra le teorie più note vi sono quelle di Cornelius Castoriadis, Charles Taylor e Paul Ricoeur; e più recentemente, Chiara Bot-tici, Suzi Adams e Kathleen Lennon, tra gli altri, hanno arricchito il dibattito su tali temi. Nono-stante le differenze tra le varie posizioni, rimane ampiamente condivisa l’idea che si usi l’immaginario sociale per comprendere creativamente il mondo come un contesto significativo e come un insieme coerente. L’immaginario sociale relativamente a gruppi e società, ma anche più in generale riguardo al mondo o a fatti ed esperienze, è parte e prodotto delle interazioni sociali ma al tempo stesso fornisce una base indispensabile per la nostra vita sociale. L’immaginario sociale non deve quindi essere inteso in opposizione alla realtà, alla stregua di giudizi errati o manipolazioni ingannevoli; piuttosto, può essere descritto come una forma, una figura o un modello: con il suo aiuto afferriamo la realtà e la carichiamo di significati e di qualità affettive, emotive o atmosferiche. Gli immaginari sociali sono soggetti a modifiche e sposta-menti costanti e sono plasmati dai rapporti di forza politici ed economici e dalle condizioni culturali; Castoriadis, in particolare, ha sottolineato con forza come possano diventare vettori di cambiamenti sociali e contribuire alla trasformazione delle condizioni che li hanno generati.
Non è possibile rappresentare semplicemente gli immaginari sociali: nessuna narrazione, nes-suna immagine può rappresentarli senza filtri e modifiche. Al tempo stesso, tuttavia, gli imma-ginari sono generalmente condivisibili solo nella misura in cui prendono forma nel corso di processi di produzione e ricezione di rappresentazioni che poi si cristallizzano. Per comprendere il ruolo delle immagini, delle opere d’arte e dell’architettura per l’immaginario sociale non è sufficiente esaminarlo in termini di contenuti, anche perché ciò che viene rappresentato è soggetto a continui cambiamenti nei diversi processi di ricezione, interpretazione, appropriazione, riproduzione e modifica. Proponiamo quindi non solo di esaminare gli artefatti visivi come forme di articolazione dell’immaginario sociale, ma anche di interrogarci sul ruolo delle immagini, delle opere d’arte e dell’architettura nei processi di immaginazione sociale. Quali pratiche sono suggerite, rese possibili o interdette da immagini, opere d’arte ed edifici? E in che modo tali pratiche contribuiscono a un immaginario sociale che, nell’ambito di processi che costantemente si ripetono e mutano, possa diventare durevole e sovraindividuale?
Vogliamo quindi interrogarci sul modo in cui le immagini, le opere d’arte e l’architettura sono state e continuano ad essere integrate nell’immaginario sociale. Quali costellazioni mediatiche ne sono alla base? Quali immaginari innescano o favoriscono? Come contribuiscono al cam-biamento sociale? Ad esempio, in che modo i politici incorporano le immagini nelle loro argo-mentazioni? O in che modo le dinamiche intrinseche delle immagini conducono a imprevisti sviluppi dell’immaginario sociale? Quale contributo danno le immagini alla diffusione e alla standardizzazione dell’immaginario sociale, nel nostro presente ma anche in prospettiva storica? In che modo le immagini, le opere d’arte e gli edifici partecipano a potenti immaginari sociali quali ‘democrazia’, ‘libertà’ e ‘comunità’? In che modo testo e immagine collaborano o si contrappongono nei processi di immaginazione sociale? Le pratiche digitali di gestione delle immagini modificano il ruolo di queste ultime nell’ambito dell’immaginario sociale?
L’EdP 2024 invita a esplorare le relazioni dinamiche tra immaginario sociale, artefatti e pratiche visive in casi di studio concreti e aperti alla riflessione teorica. L’obiettivo è quello di far dialogare tra loro interventi relativi a epoche, forme di rappresentazione e culture diverse. I contributi potrebbero, ad esempio, affrontare i seguenti temi:
− l’immaginario sociale in relazione alle rappresentazioni di sé e degli altri nei gruppi sociali e nelle società;
− immaginario sociale e questioni di genere,
− spazi e infrastrutture dell’immaginario sociale: cinema, musei, esposizioni, etc.;
− dinamiche temporali dell’immaginario sociale e loro condizionamento mediale: ritmi, cambiamenti, durata, simultaneità, latenza, etc.;
− rivoluzioni storico-mediatiche e fenomeni transmediali delle pratiche dell’immaginario sociale: le stampe e i libri illustrati, le caricature, le immagini nella stampa, la televisione, i social media, etc.;
− le collezioni, le presentazioni e gli allestimenti di artefatti come forme d’espressione e come spazi sperimentali dell’immaginario sociale;
− le istanze non umane nell’immaginario sociale: l’autologica dei media o l’immaginazione algoritmica (algorithmic imagining);
− l’auto-osservazione dell’immaginario sociale: la critica dell’arte e delle esposizioni, le rappresentazioni visive della ricezione pubblica dell’arte, etc.;
− politiche dell’immaginario sociale: normative e contesti istituzionali, movimenti sovversivi d’opposizione;
− l’immaginario sociale nei contesti coloniali e postcoloniali;
− l’immaginario sociale nell’epoca dell’Antropocene e della crisi climatica;
− teorie dell’immaginario sociale e loro rilevanza per la storia dell’architettura, delle immagini e dell’arte; il contributo della storia dell’arte e della teoria delle immagini ad una migliore comprensione dell’immaginario sociale.
La sede dell’EdP 2024
L’EdP 2024, organizzata dall’Università Friedrich Schiller di Jena, avrà luogo nella non distante città di Weimar. Presso l’Università di Jena è attivo il progetto di ricerca interdisciplinare “Ima-ginamics. Practices and Dynamics of Social Imagining”, che si prefigge l’obiettivo di sviluppare le teorie esistenti dell’immaginario sociale su base prasseologica e di applicarle concretamente alla ricerca nel campo degli studi umanistici e sociali. Weimar, insieme a Berlino, può essere considerata come un punto focale di eccezionale importanza per quanto riguarda gli immagi-nari sociali della Germania. Con importanti momenti e testimonianze della sua storia quali la ricca tradizione culturale del Classicismo di Weimar tra Sette e Ottocento, il modernismo del Bauhaus e il vicino memoriale dell’ex campo di concentramento di Buchenwald, la città è stata fino ad oggi punto di partenza di immaginari sociali potenti ma anche ambigui. Si pensi, ad esempio, all’Ilmpark, un giardino all’inglese con interessanti edifici e vedute; all’allestimento della casa di Goethe, che offre infiniti stimoli all’immaginazione; alla forza immaginativa del primo Bauhaus; ma anche a quell’esempio di mirato condizionamento dell’immaginazione collettiva rappresentato dal Gauforum, edificato ai tempi del Nazionalsocialismo. L’EdP 2024 farà riferimento a questa vasta eredità culturale con una serie di visite rese possibili grazie alla collaborazione e al sostegno della Klassik Stiftung Weimar.
Informazioni pratiche e scadenze
La EdP offre a dottorande/i e a studentesse/studenti post-doc di varie discipline l’occasione di presentare la propria ricerca, secondo approcci critici e metodologici differenziati, nel corso di diverse sessioni in cui potranno discutere anche con ricercatori senior. In tal modo, l’EdP promuove una dimensione internazionale nell’ambito degli studi accademici di storia dell’arte. Tutti coloro che desiderano partecipare sono invitati a proporre un abstract della relazione che intendono presentare, senza limitazioni relativamente al periodo cronologico, all’ambito geografico o alla forma di espressione artistica. Ogni presentazione, della durata di 15 minuti, verrà discussa in una precisa sessione tematica, alla presenza e con il coinvolgimento dei membri del RIFHA. La presenza per l’intera durata dell’EdP e la partecipazione a tutte le sessioni sono obbligatorie. Il Call for Papers sarà pubblicato sui siti web dei RIFHA (www.proartibus.org) e sui principali portali web dedicati alla storia dell’arte. (Priorità potrà essere accordata alle candidature di coloro che afferiscono a istituzioni affiliate). Dottorande/i che intendono partecipare all’EdP dovranno inviare, oltre all’abstract di cui sopra, anche un breve curriculum con indicazioni sulle loro conoscenze linguistiche all’indirizzo e-mail seguente entro domenica 18 febbraio 2024: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Gli abstract, che non dovranno superare 2.000 segni o 300 parole, dovranno essere redatti in una delle lingue seguenti: francese, inglese, italiano, spagnolo o tedesco. Le domande dovranno includere l’indirizzo e-mail del/la candidato/a, l’affiliazione istituzionale e il luogo di residenza. Proposta e CV devono essere inviati in un unico documento PDF multipagina da intitolare nel modo seguente: “Proposal_Co-gnome_Nome_Istituzione” (ad es.: Proposal_Maria_Rossi_UniversitàdiTrento). L'oggetto dell’e-mail dovrà includere il nome del/la candidato/a e il paese dell’istituzione di appartenenza (ad es.: Maria Rossi – Italia).
Le ricercatrici e i ricercatori post-doc che sono interessate/i a presiedere una delle sessioni sono parimenti invitate/i a presentare domanda corredata di CV entro la predetta scadenza, evidenziando le connessioni della loro ricerca con il tema dell’EdP 2024 in una lettera di motivazione.
Le spese di pernottamento per dottorande/i e post-doc saranno a carico dell’EdP. Per quanto riguarda le spese di viaggio, dottorande/i e post-doc possono presentare richiesta di finanziamento alle proprie istituzioni dottorali o di ricerca.
Il comitato organizzativo definirà il programma dell’EdP d’intesa con i membri del RIFHA. L’esito delle candidature sarà comunicato nel corso del mese di marzo 2024. Entro due settimane dalla data di accettazione, le/i partecipanti dovranno inoltrare una traduzione dei loro abstract in un’altra delle lingue ufficiali del RIFHA prima elencate. Le presentazioni PowerPoint dovranno essere caricate entro il 3 giugno 2024 tramite un link che sarà successivamente comunicato. Per ulteriori informazioni sul RIFHA e sul’EdP, si prega di visitare il sito https://www.proartibus.org.