Sulla formazione degli insegnanti: lettera a Stefania Giannini firmata dalle Consulte di Area 10 e dalla Consulta di Filosofia di Area 11

La necessità di consolidare una scuola «fondata sulle conoscenze», ribadita con forza dal ministro Stefania Giannini, trova il pieno consenso delle associazioni e consulte disciplinari di Area 10 e di Filosofia di Area 11. L’allarme segnalato, infatti, da più parti sulle debolezze che caratterizzano la preparazione degli studenti in settori strategici per la costruzione di competenze qualificate, in linea con le esigenze del paese, impone una riflessione adeguata sia sui contenuti disciplinari trasmessi dalla scuola sia sulla formazione degli insegnanti a ciò deputati. Si guarda per tale motivo con preoccupazione a quanto il recente DDL riguardante «Disposizioni in materia di

autonomia scolastica» propone circa il «riordino complessivo del sistema per il conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento», prevedendo l’inclusione del percorso abilitativo all’interno di quello universitario e un periodo di tirocinio professionale «all’interno del percorso di laurea abilitante» (DDL, Capo VII, art. 21, comma 1-lettera c e comma 2-lettera c).

Siamo più che consapevoli dell’estrema rilevanza che nella formazione degli insegnanti assumono le conoscenze metodologiche e didattiche e, ancora una volta, condividiamo con convinzione quanto affermato dal ministro sulla necessità di «integrare in uno stesso percorso universitario contenuti e prassi finalizzata all’insegnamento». Non possiamo non sottolineare, d’altro canto, che ridurre drasticamente lo spazio destinato allo studio delle discipline avrebbe conseguenze gravissime, tanto più se si pensa che la preparazione dei laureati delle aree umanistiche di primo livello da tempo non copre più i contenuti dell’intero arco disciplinare. L'esigenza di velocizzare i percorsi professionalizzanti, in astratto condivisibile, deve tuttavia tener conto della necessità preminente di salvaguardare le specificità e di costruire percorsi seriamente professionalizzanti.

L’istituzione delle lauree magistrali abilitanti per le scuole secondarie di primo grado e, con la definizione delle classi di concorso, anche per le secondarie di secondo grado avrebbe ricadute di cui tener conto anche sulle lauree magistrali non destinate all’insegnamento. La perdita di interesse da parte degli studenti avrebbe, infatti, conseguenze evidenti sulla consistenza e sulla sopravvivenza della specializzazione in area umanistica, con effetti a lungo termine preoccupanti per la nostra cultura.

Prima di procedere a qualsiasi revisione del percorso per l’abilitazione, è indispensabile una consultazione e un coinvolgimento delle università e dei settori interessati all’insegnamento scolastico. Tra la scuola e l’università si sono consolidate in questi anni collaborazioni importanti, che hanno dato risultati tangibili sia nella formazione iniziale degli insegnanti sia in quella in itinere. Spezzare questa cooperazione vorrebbe dire ridurre la portata dell’innovazione scolastica che si intende attuare, anche considerando che all’interno delle lauree magistrali ci sono consolidate tradizioni di didattiche disciplinari (ad es. didattica della matematica, didattica delle lingue, ecc.).

Le associazioni e consulte disciplinari di Area 10 e quelle dell’ambito filosofico di Area 11 chiedono, pertanto, un confronto diretto con il ministro e con coloro che presso il ministero sono in questi giorni impegnati nella revisione delle classi di concorso e della formazione degli insegnanti, sicuri che solo una collaborazione propositiva con l’università possa garantire la crescita di una «buona scuola». Chiedono inoltre al Ministro e al Ministero di voler contemplare la necessità di una armonizzazione dell’offerta didattica tra università e AFAM nei settori compresi tra L-Art/ 01 e 08, ciò anche in riferimento alla formazione degli insegnanti e alla definizione delle classi di concorso.

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