
La Consulta Universitaria Nazionale per la Storia dell’Arte, facendo seguito all’audizione svoltasi il 3 luglio 2018 presso il Consiglio Universitario Nazionale, esprime forti perplessità in merito alla proposta di istituzione di una classe di laurea magistrale in Valorizzazione e gestione dei beni culturali, attualmente all’esame del CUN. La Consulta ritiene che la complessità dei temi e dei problemi che incrociano il governo del patrimonio culturale debbano trovare adeguata attenzione anche durante il percorso formativo dei funzionari e dei professionisti che proprio a questo dedicheranno le loro attività. In tal senso, non si può che apprezzare l’impegno dedicato dal CUN a questi grandi temi, come pure il fatto che siano state interpellate le consulte di settore: cosa che si auspica - d’intesa con le consulte dei colleghi archeologi - possa avvenire anche in una fase di eventuale approfondimento della questione.
Ritiene tuttavia che un corso di laurea magistrale non sia il luogo più appropriato per costruire una formazione adeguata nel campo della gestione del patrimonio culturale, che invece conviene a un terzo livello di istruzione e può essere declinata nei formati delle scuole di specializzazione, dei dottorati di ricerca ovvero dei master. Gli studenti usciti dai corsi triennali non possiedono ancora quella solida formazione nei diversi e specifici campi che solo la combinazione di triennio e biennio può garantire: intraprendere così presto un percorso molto specializzante e operativo, volto alla gestione di un patrimonio che in verità ancora non si conosce in termini approfonditi e metodologicamente aggiornati, rischia infatti di rivelarsi controproducente: rischia cioè, in altri termini, di formare professionisti incompetenti.
Fermo restando che non è stato possibile esaminare l’architettura articolata di questa nuova classe di laurea, si ribadisce la necessità di prevedere, nel caso che la proposta venisse comunque sviluppata, dei requisiti di accesso in materie di impianto storico-umanistico, mentre appare opportuno che anche una percentuale di crediti in queste materie venga offerta dal corso di laurea, evitando una prevalenza di materie economiche e giuridiche. In realtà riteniamo che la composizione stessa dell’offerta didattica debba essere finalizzata a costruire percorsi chiari, che muovano verso la formazione di figure professionali da definire con limpida trasparenza. Ci si limita a osservare in questa sede come lo stesso Ministero per i Beni e le Attività Culturali abbia recentemente introdotto il profilo del funzionario preposto alla comunicazione, ma non ancora quello di una figura votata specificamente alla “valorizzazione”. Una proposta di classe di laurea dovrebbe mettere nettamente a fuoco questi aspetti, per evitare di alimentare facili e fallaci illusioni come quella di possedere tutti gli strumenti adeguati a gestire e valorizzare il patrimonio, e magari con competenze dirigenziali, attraverso una sola laurea magistrale.
Riteniamo infatti che sia molto più proficuo, per la formazione sia dei “tutori” che dei “valorizzatori” del patrimonio, potenziare e rigenerare le scuole di specializzazione (a cominciare da quelle dedicate ai beni storico-artistici), volte per statuto alla formazione dei quadri direttivi del patrimonio culturale, piuttosto che aprire percorsi didattici – di primo o di secondo livello – che rischiano di licenziare giovani palesemente impreparati nel campo su cui più dovrebbero essere attrezzati per assicurare una buona gestione del patrimonio, e cioè la conoscenza del patrimonio culturale.
Nel restare disponibile a ogni possibile confronto e approfondimento, questa Consulta ritiene pertanto che l’istituzione della classe di laurea in questione sia inopportuna e inappropriata.
Consulta Universitaria Nazionale per la Storia dell’Arte
Il Presidente, Prof. Fulvio Cervini