CFC: "La fine e altri inizi IV: Disordine decoloniale" (scad. 10/04/2026)

La fine e altri inizi IV: Disordine decoloniale

 

Workshop di ricerca a cura di Giorgio Bacci, Daniel Borselli, Roberto Pinto, Carlos Salazar Wagner, Virginia Vannucchi

 

Promosso da GRASP – Gruppo di Ricerca Arte e Sfera Pubblica dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna e dal Dipartimento SAGAS – Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo dell’Università degli Studi di Firenze 11-12 giugno 2026 | Aula 12 Dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo | Università degli Studi di Firenze, via Gino Capponi 9, Firenze

Negli ultimi decenni, l’arte contemporanea ha attraversato una profonda trasformazione delle sue coordinate geopolitiche, epistemologiche e istituzionali. L’intensificarsi degli scambi interculturali e l’emersione di pratiche artistiche diasporiche, indigene, femministe, queer ed ecologiste hanno contribuito a mettere in crisi le narrazioni dominanti della modernità “occidentale” tramite un crescente uso del vocabolario prima postcoloniale e poi decoloniale. Tuttavia, l’inclusione di soggetti storicamente marginalizzati in spazi espositivi e accademici ha spesso assunto forme simboliche, riproducendo, sotto l’egida di rinnovate retoriche inclusive, dinamiche egemoniche e logiche estrattive (Ahmed 2012). L’alterità si ritrova, così, trasformata in superficie ornamentale o simbolo feticistico di una presunta autenticità (García Canclini 1995), mentre l’estetizzazione del dolore e della marginalità introduce il rischio di alimentare dinamiche di spettacolarizzazione e tokenismo. Questi fenomeni impongono oggi una riflessione profonda sullo statuto epistemico e metodologico della storia dell’arte, che non si limiti a una diversificazione dell’oggetto di studio ma stimoli un ripensamento critico delle strutture del sapere storico-artistico. Una simile discussione coinvolge, tra le altre, la funzionalità del canone, la relazione tra visibilità e potere, la temporalità lineare della narrazione, la distanza critica, l’autorità dell’archivio e la logistica delle istituzioni culturali e delle collezioni museali, ma anche gli stessi strumenti consolidati della ricerca, come le genealogie stilistiche e iconografiche, le periodizzazioni, l’autorevolezza espositiva dell’artista, i criteri comparativi eurocentrici e il più complessivo paradigma ocularcentrico. 

Coerentemente con gli obiettivi del ciclo di workshop, La fine e altri inizi IV: Disordine decoloniale (in omaggio a Françoise Vergès) intende dunque stimolare un dialogo su specifiche pratiche artistico-curatoriali, formulazioni teoriche e prospettive di metodo che non si limitino a tematizzare la decolonialità, ma la assumano come postura critica. In particolare, la call invita a esplorare queste tensioni incrociando due orientamenti complementari: da un lato, l’emersione di narrazioni contro-egemoniche basate su memorie sommerse, temporalità disallineate, forme speculative di giustizia e immaginari alternativi (Karlholm, Moxey 2018; Demos 2023); dall’altro, il riconoscimento dei limiti strutturali di ogni tentativo accademico decoloniale imposti sia dalla persistenza delle politiche imperialiste (Azoulay 2019) sia dalla colonizzazione epistemica (Mignolo 2011). In questa direzione, possibili – ma non esclusivi – temi di interesse riguardano la globalizzazione artistica e i suoi dissensi; forme di resistenza e contro-narrazioni prodotte entro pratiche diasporiche, indigene, queer,

femministe ed ecologiste; metodologie alternative per la scrittura della storia e della critica dell’arte, fondate su corpi, affetti, archivi minori, memorie situate, ritualità, oralità ed epistemologie subalterne; il ruolo delle istituzioni culturali nel perpetuare o disarticolare logiche estrattiviste e neocoloniali, esplorando possibilità di trasformazione attraverso sperimentazioni curatoriali e processi di restituzione; la ridefinizione dei concetti di temporalità, oggettività, neutralità e visibilità alla luce delle prospettive decoloniali; l’interazione tra attivismo, pedagogia, performance e arti visive in chiave decoloniale. 

 

Per proporre la propria candidatura, è necessario inviare i seguenti materiali all’indirizzo mail

lafineQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. entro e non oltre il 10 aprile 2026, indicando in oggetto “Candidatura [Cognome]”: 

  • un abstract della propria presentazione di non più di 250 parole, corredato da un titolo e da 5 parole chiave;
  • una breve nota biografica di non più di 150 parole, comprensiva di eventuale affiliazione accademica e una lista di pubblicazioni e/o progetti recenti rilevanti ai fini del proprio intervento.

I risultati della selezione saranno comunicati entro fine aprile 2026. La partecipazione all’evento è aperta a tutt* l* ricercator* e all* artist* impegnat* su questi temi; particolare attenzione sarà riservata alle proposte di dottorand* ed early-career researchers. Coerentemente con lo spirito della call, oltre alla tradizionale relazione orale sono benvenute modalità alternative di partecipazione al workshop quali, a titolo di esempio, video-essays, presentazioni performative, dialoghi interdisciplinari tra ricercator*; in quest’ultimo caso, si prega di specificare la metodologia in sede di abstract. Tutti gli interventi avranno una durata massima di 20 minuti e saranno seguiti da una breve discussione. La partecipazione è gratuita; eventuali costi di viaggio e soggiorno sono a carico dell* partecipanti.

 

Il workshop di ricerca La fine e altri inizi, promosso da GRASP – Gruppo di Ricerca Arte e Sfera Pubblica del Dipartimento delle Arti dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna e sviluppato per la sua quarta edizione in partnership con il Dipartimento SAGAS – Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo dell’Università degli Studi di Firenze, si propone come una piattaforma di discussione e diffusione per gli studi relativi all’arte contemporanea dal 1990, focalizzata su approcci interdisciplinari, con l’obiettivo di favorire la ricerca italiana

emergente e promuovere la collaborazione tra atenei nazionali e internazionali.


 

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