A cura di Elena Di Raddo
Villa Olmo - Como
19 marzo - 29 maggio 2022
Dalle pioniere degli anni Trenta alle protagoniste degli anni Novanta del Novecento.
39 artiste raccontano l’altra metà dell’avanguardia che si è confrontata con il tema dell’Astrazione.
What Renaissance? Galeazzo Alessi (1512-1572) e l’eredità di “un virtuoso e molto eccellente architetto”
Pavia, Collegio Ghislieri, 18-19 maggio 2022
XX École de Printemps di Storia dell’arte
University of California, Los Angeles (UCLA), USA, 12-17 giugno 2022.
Sono aperti i termini per presentare proposte per la prossima École de Printemps (EdP), che si terrà presso l’UCLA dal 12 al 17 giugno 2022 e sarà dedicata al tema Making Green Worlds. L’École de Printemps è un evento organizzato annualmente dal Réseau International pour la Formation à la Recherche en Histoire de l'Art.
Abbiamo letto con sconcerto e incredulità la lettera di Pierluigi Panza pubblicata dal “Giornale dell’Arte” sul numero di agosto 2020 con il titolo “Elogio del docente universitario”: non solo per la denigrazione diffamatoria dell’intero sistema dell’università italiana che esso alimenta, ma perché tale affondo viene lanciato da una testata che rappresenta da molti anni un punto di riferimento per il discorso pubblico sul patrimonio artistico e da cui ci aspetteremmo ben altro che una becera delegittimazione della formazione e della ricerca universitaria: tanto virulenta quanto agitata da triti e inconsistenti luoghi comuni propri di quel dileggio della conoscenza e della competenza da tempo praticato da ampi settori della nostra classe politica come dell’opinione pubblica. Un atteggiamento particolarmente irresponsabile e inaccettabile (e assurdamente autolesionista), tanto più in un momento in cui l’intero sistema scolastico italiano si trova in grandi difficoltà per le conseguenze della pandemia: laddove proprio formazione e ricerca dovrebbero rappresentare i motori necessari dello sviluppo civile, morale ed economico di un paese, e non soltanto in tempi di crisi.
Il 4 agosto è mancata prematuramente la porf.ssa Serenella Rolfi, socia della Cunsta.
Amici, colleghi e studenti ricorderanno per sempre il suo carattere aperto e riservato, la sua intelligente ironia e il suo sguardo raffinato.
Nata ad Atri nel 1960, Serenella ha studiato all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, ha conseguito la specializzazione presso l’Università di Siena e il dottorato a Bologna.
È approdata all’Università di Roma Tre con una borsa post-doc e nel 2004 è entrata in ruolo come ricercatore a tempo indeterminato, diventando poi professore associato e conseguendo l’abilitazione da ordinario.
Le sue ricerche hanno coinvolto diversi aspetti dello studio delle fonti per la storia dell’arte con particolare attenzione alle relazioni tra artisti, eruditi, collezionisti del Settecento e dell’Ottocento. Negli ultimi anni ha diretto un gruppo di ricerca internazionale e interdisciplinare sulle lettere di artista in età moderna.
Studiosa e docente di altissimo livello amata dai suoi colleghi e dagli studenti ai quali si è dedicata, fino all’ultimo, con generosità.
Cari soci,
molti di voi già sapranno che è aperto il bando ANVUR per la costituzione dei gruppi di lavoro per la classificazione delle riviste ai fini dell'Abilitazione Scientifica Nazionale. Un tema di cui abbiamo più volte discusso, e che riguarda non solo l'ASN in senso stretto, ma più in generale i destini delle riviste e delle modalità di presentazione delle nostre ricerche. Una forte partecipazione degli storici dell'arte nel gruppo di lavoro dell'Area 10, che prevede ben sedici esperti, è dunque non solo raccomandabile ma fisiologicamente necessaria. Nell'imminenza della chiusura del bando (ore 12 del 10 luglio), rinnoviamo pertanto l'invito a presentare candidature numerose e qualificate, ricordando che possono partecipare professori ordinari ocomunque abilitati alla prima fascia, con almeno tre pubblicazioni all'attivo negli ultimi cinque anni. Sarà poi Anvur a scegliere, e anche per questo è opportuno che nostri i candidati siamo molti e forti.
Fulvio Cervini
Onorevoli Ministri, Egregi Direttori,
i firmatari di questa lettera desiderano rappresentare alle SS.VV. le grandi difficoltà che la crisi Covid-19 ha procurato alla ricerca e alla didattica, in particolare per quanto riguarda uno dei servizi più importanti di questo settore, quello delle biblioteche e degli archivi.
Nel momento in cui il paese è ormai ripartito, a rimanere quasi completamente chiuse sono ancora le biblioteche. Nei rari casi in cui qualcuna di esse ha invece sperimentato qualche forma di riapertura – a orari fortemente limitati e con vari servizi non effettivi – una speciale normativa è intervenuta a bloccarne ulteriormente l’attività. Si tratta della disposizione “non prescrittiva” proveniente dall’Istituto della Patologia del Libro (un istituto non medico ma di conservazione libraria) che ha consigliato una quarantena di 10 giorni per ogni libro eventualmente consultato. Si può facilmente immaginare quali conseguenze devastanti abbia questo meccanismo: gli utenti, che non hanno più libero accesso agli scaffali anche nei luoghi dove questo era consentito, devono non solo prenotare i volumi, in numero sempre limitato, ma devono anche sottostare a questo fortissimo rallentamento funzionale, che di fatto riduce a ben poco le possibilità di una vera, rapida, e competitiva ricerca quale oggi è internazionalmente indispensabile.
L’Associazione Italiana Biblioteche ha espresso forti perplessità circa la misura dei 10 giorni, rappresentando che l’Istituto Superiore di Sanità, dunque il massimo organismo in campo sanitario nazionale, ha espressamente definito il periodo di sopravvivenza del virus sulla carta a un massimo di 3 giorni. Non comprendiamo come mai soltanto le biblioteche (e archivi) vengano sottoposte a queste norme draconiane, quando le librerie – che trattano i medesimi oggetti, li fanno toccare, consultare, rimettere a posto, ecc. – sono aperte da metà aprile senza alcun tipo di limitazione, e ogni altro esercizio commerciale, dai caffè ai ristoranti, ai cinema e perfino alle sale Bingo, è ormai libero di lavorare pur nell’ovvio rispetto delle prescritte norme di sicurezza.
Gli orari limitati e gli incomprensibili altri impedimenti ci sembra vadano a colpire un settore, quello dello studio nelle biblioteche, vitale per il mondo della ricerca e dell’insegnamento, in particolare quello universitario che i firmatari di questa lettera rappresentano. Dottorati, progetti, e ogni tipo di pubblicazione scientifica non solo accademica, ma museale e conservativa sono bloccati da mesi, e nessuna autorità ha ancora previsto e comunicato quale sia l’orizzonte con cui la comunità scientifica deve misurarsi. Il timore è che questo settore venga lasciato indietro perché non direttamente connesso alle strutture del commercio e della produzione industriale. Si tratta però, come il ministro Franceschini ha sempre sostenuto, di uno degli ambiti più cruciali e caratterizzanti della vita della nazione, quel “petrolio” che non è fatto solo di biglietti di ingresso a musei, ma va integrato a un grandissimo retroterra, accademico e conservativo, per cui l’Italia ha un posto di primo piano nel mondo.
La Consulta Universitaria per la Storia dell’Arte
Bando per due borse di studio su temi inerenti Carlo Ludovico Ragghianti e Licia Collobi e loro attività - IV ciclo
Costituzione della Repubblica italiana, art. 33
«L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento»